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L'economia mondiale

Il 2020 è stato un anno molto difficile a causa della crisi pandemica. La ripresa è prevista per il secondo semestre del 2021, complici i fondi europei.


Aumento delle disuguaglianze sociali, crescita della povertà e disoccupazione in aumento, soprattutto tra giovani e donne. Sono alcune delle conseguenze portate dall’emergenza sanitaria scatenata dal Covid-19 che si è presto trasformata anche in una crisi economica e sociale senza precedenti.

La Banca Mondiale stima che la pandemia ha dato vita a una delle peggiori recessioni dal 1870, portando con sé un drammatico aumento dei livelli di povertà. Su 183 paesi considerati, sottolinea l’istituto, il 90% ha subito un calo considerevole del Pil. I dati raccolti parlano di una riduzione media di circa il 5,2%: più del doppio rispetto alla crisi finanziaria del 2008 e tra le peggiori dalla Seconda Guerra Mondiale in poi.

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L'economia italiana


Per quanto riguarda il nostro Paese, le cose sono andate sensibilmente peggio, a dimostrazione del fatto che le crisi internazionali colpiscono in maniera più violenta i contesti che presentano elementi di fragilità strutturale. Il Prodotto interno lordo dell’Italia è sceso dell’8,9% in termini di volume e del 7,8% in termini di prezzo rispetto al 2019, per un valore complessivo di 1.651,59 miliardi di euro. A rilevarlo è l’Istat, che segnala come questo andamento negativo dell’economia abbia fatto impennare il rapporto deficit/Pil, arrivato al 9,5% dopo l’1,6% del 2019. Il crollo del Prodotto interno lordo e l’impatto delle misure d’emergenza Covid fanno correre il debito, che raggiunge quota 2.569.258 milioni, cioè il 155,6% del Pil, contro il 134,6% del 2019.

La caduta dell’economia italiana è frutto, in primo luogo, della paralisi dei consumi (-10,9%) dovuta da una parte alle restrizioni negli spostamenti e ai lockdown e dall’altra alle incertezze sul futuro. In sostanza, anche chi non è stato colpito nel proprio portafoglio da quanto accaduto negli ultimi mesi, preferisce risparmiare piuttosto che spendere e questo spiega il record di 1.956 miliardi di euro depositati sui conti correnti alla fine del 2020.


Segnali di ripresa dal 2021

Come diretta conseguenza della crisi in corso, quasi 90 milioni di persone nel mondo potrebbero scendere sotto la soglia di deprivazione estrema, vanificando in questo modo tutti i progressi fatti negli scorsi anni per ridurre le disuguaglianze e la povertà. Anche se il Fondo monetario internazionale prevede segnali di ripresa dopo l’annus horribilis del 2020.

Dopo il -3,3% del Pil causato dalla crisi pandemica, l’istituzione di Washington stima per il 2021 un rimbalzo del 6,0%, grazie alla svolta attesa nel secondo semestre, e sul 2022 indica un ulteriore +4,4% (aumentato di 0,5 punti). L’andamento sarà migliore negli Usa, dove l’amministrazione Biden ha varato un ingente pacchetto di stimoli.

In questo scenario, il Fmi ha consistentemente rivisto in positivo le previsioni sulla ripresa economica in Italia dove si attende una crescita nel 2021 del 4,2%, secondo i dati contenuti nel World Economic Outlook, e del 3,6% nel 2022. Nonostante questo, si prevede che gli effetti negativi della crisi pandemica continueranno a trascinarsi ancora per i prossimi anni.


Gli effetti sul mercato del lavoro

Secondo le ultime previsioni del Fondo monetario internazionale, dal 9,1% toccato nel 2020, il tasso dei disoccupati in Italia salirà al 10,3% nel 2021 e ulteriormente all’11,6% nel 2022. Un’analisi congiunta tra Banca d’Italia e ministero del
Lavoro evidenzia come la crisi abbia pesato soprattutto sulle donne: con lo scoppio della pandemia, i posti di lavoro occupati da donne sono diminuiti di 76 mila unità (quelli occupati da uomini sono invece aumentati di 44 mila). Di
conseguenza il divario di genere si è ampliato, fattore che, si legge nel report, potrebbe dipendere dalla minore partecipazione delle donne, che hanno pagato maggiormente le difficoltà di conciliazione tra attività lavorativa e
impegni familiari.

Tra i suoi effetti la crisi ha quindi portato a un’accentuazione delle disuguaglianze, come sottolinea anche l’Ocse nel rapporto Going for Growth 2021, che evidenzia come questo rappresenti un rischio “soprattutto per chi ha uno scarso livello di competenze e un basso livello di formazione continua”. Già prima di questa crisi la Penisola presentava un indice di Gini (che fotografa il grado di diseguaglianze) superiore alla media dei Paesi avanzati, situazione destinata a peggiorare, dal momento che la recessione va a colpire soprattutto i soggetti meno tutelati. Da qui la proposta di intervenire per via legislativa in modo da potenziare le infrastrutture, aumentare la concorrenza e migliorare il mercato del lavoro. Quest’ultimo soffre da tempo delle criticità legate al divario di competenze tra domanda e offerta e tra condizioni lavorative di chi può contare su un contratto di lavoro dipendente e chi invece è un lavoratore autonomo o regolato da contratti atipici. Una situazione che resta insomma complessa e ricca di sfide da affrontare, in cui appare strategico anche riuscire a fare buon uso dei fondi che arriveranno al nostro paese attraverso il Recovery fund
(circa 210 miliardi di euro, tra trasferimenti e prestiti).

Sulla performance delle nostre imprese, osserva l'Istat nel Rapporto sulla competitività dei settori produttivi 2020, ha influito, nella prima parte del 2019, un andamento del costo del lavoro più vivace rispetto ai tre partner europei.